“L’isola nell’isola”: alla scoperta di Ragusa

Ciao amici!
Chi di voi conosce Ragusa?
Essa è la città più a sud d’Italia e l’origine del suo nome risale all’era bizantina: ‘’Poyos’’ ovvero granaio, dovuto alla ricchezza agricola della zona, ma già all’epoca di Cicerone era noto il miele degli Iblei. Durante il periodo normanno e aragonese venne latinizzato in “Ragusia”, per poi diventare alla fine del XVIII sec Ragusa, definita da molti “l’isola nell’isola” grazie al contesto socio-economico molto diverso dal resto della Sicilia.
L’11 gennaio 1693 è una data che segnò la città; un terremoto devastante distrusse la parte antica e portò alla ricostruzione di due grandi quartieri, Ragusa superiore situata sull’altopiano e Ragusa Ibla sorta nelle rovine della città vecchia.

Molti di voi conoscono questo splendido angolo di paradiso grazie a “Il commissario Montalbano” che destreggiandosi tra Ragusa, Ibla, Scicli e Marina di Ragusa ha permesso alle nostre bellezze di essere apprezzate anche da chi non ha avuto la possisibiltà di visitarle.

Se vi state chiedendo cosa visitare basti sapere che Ragusa nel 2002 è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità per la sue bellezze architettoniche tipicamente Barocche, ma anche per il fascino che aleggia tra i suoi vicoli ricchi di storia e di storie dove poeti e artisti hanno lasciato un profumo che vi farà incantare.
Personalmente amo e considero meritevoli di notevole attenzioni i mascheroni barocchi, conosciuti come “Cagnuoli” per indicare le mensole dei balconi. Ciò che si evince dai mascheroni è una vastissima gamma di elementi che hanno in comune la dimensione del mostruoso, che si mescola al fantastico. Sono dei personaggi irreali,  figure mitologiche come donne, bambini, vecchi o animali abbelliti da turbanti o fiori oppure barbe incolte che attraggono sempre lo spettatore proprio perché hanno il pregio di comunicare un messaggio universale: la paura dell’ignoto e la lotta contro il male.

I turisti sono sicuramente colpiti anche dalla presenza di numerosissime chiese, solo a Ragusa Ibla se ne contano più di 50, tra cui il famosissimo Duomo di San Giorgio opera di Gagliardi, intitolata al patrono di Ibla. La sua collocazione al termine di un’alta scalinata e la posizione obliqua rispetto alla piazza sottostante accentuano la sua imponenza.

Meno imponente ma molto apprezzata è la Chiesa di San Giacomo. Al cui interno si trova quella che viene chiamata la “Cupola du babbu”, chiamata così perché i visitatori vengono tratti in inganno da un affresco al soffitto che entrando illude l’osservatore sull’esistenza di una cupola che in realtà manca. La chiesa si trova all’interno dei giardini iblei che è il più antico dei quattro giardini principali, sorge su uno sperone di roccia che si affaccia sulla vallata del fiume Irminio. Entrando vi troverete a percorrere un viale fiancheggito da numerose palme e panchine; seguendo il viale finirete del maestoso monumento ai caduti dell grande guerra e un’area attrezzata per i più piccoli.

Una piccola curisità; Ibla nel sottosuolo è percorsa da innumerovoli cunicoli scavati per collegare il Castello, distrutto nel terremoto, con gli antichi palazzi e con le chiese. Purtroppo ad oggi la maggior parte di essi sono impraticabili, ma chissa forse potreste trovarne…

Passiamo adesso alla cucina ragusana, senza dubbio molto apprezzata dai turisti.
Al primo posto va menzionata la “scaccia” che è possibile trovare al pomodoro e cacio cavallo; ricotta e salsiccia; melanzane e tanto altro. Se verrete a Ragusa vi consiglio di assaggiarle al Panificio Giummarra.
Pari merito alle famosissime arancine, ovvero un cono di riso al cui interno per tradizione vi è ragù e piselli, ma è possibile trovarle in altri numerosi gusti comprese dolci.
Tra i primi piatti potreste innamorarvi dei “cavati al sugo” e i “ravioli di ricotta”, che un amico romano ha definito “un pugno ar fegato” vista la ricchezza della nostra cucina. Mentre, per quanto riguarda i dolci rimarrete estasiati dai cannoli, le granite, le cassate o le paste di mandorla.
Per ultimo, non per importanza, non va assolutamente dimenticata la “carrubba”, frutto di un albero impiantato in queste zone dagli Arabi e usato per fare biscotti, pasta, caramelle e altri dolci.

Potrei elencarvi tantissime altro, tanto cibo caratteristico delle feste; ma preferisco lasciarvi con la curiosità che magari vi porterà a visitare l’isola nell’isola che la gente ama.
A presto!

Autrice: Lale.pap
Il suo account Instagram: https://www.instagram.com/lale.pap/

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