Pellestrina: l’isola dove il tempo scorre al ritmo del mare!

A pochi chilometri da Chioggia e da Venezia, si trova l’isola di Pellestrina, il più meridionale degli stretti litorali che dividono la laguna dall’Adriatico, una sottile lingua di terra sospesa tra mare e laguna, costeggiata dal lungo cordone dei murazzi  settecenteschi, antico baluardo in pietra d’Istria contro le mareggiate, alternata a fregi, lapidi e capitelli.

Luogo protetto, dove concedersi una tranquilla giornata con gli occhi al mare, mangiando buon pesce o per una passeggiata in bicicletta.

Diverse le località abitate e i principali centri sono Pellestrina, nel punto più meridionale, San Pietro in Volta dalla parte opposta, Santa Maria del Mare all’estremità settentrionale, Porto Secco e Sant’Antonio al centro dell’isola.

L’isola di Pellestrina fu popolata stabilmente a partire dalle invasioni barbariche che costrinsero gli abitanti dell’entroterra a rifugiarsi in luoghi più sicuri. Distrutta durante la guerra di Chioggia alla fine del trecento, da parte dei genovesi, il doge ne avviò la ricostruzione inviando sull’isola quattro famiglie autoctone, i Vianello, i Busetto, gli Scarpa e gli Zennaro, ancora oggi i cognomi più diffusi, e Busetti, Vianelli, Zennari e Scarpa sono anche i quattro sestieri che da sud a nord dividono il paese.

Con le sue casette colorate, che sembrano la tavolozza di un pittore, non più alte di due / tre piani, in fila una dopo l’altra rivolte alla laguna, Pellestrina, nominata da Pasolini negli anni sessanta, che la definì “arsa e selvaggia”, è un microcosmo a sé, stretto tra mare e laguna, con i suoi piccoli orti protetti dai “murazzi”, le reti da pesca, ancora oggi attività principale dell’isola, e i casoni di pesca che punteggiano in mezzo al mare.

Qui il tempo sembra essersi fermato e la vita dei suoi abitanti scorre in acqua a bordo dei pescherecci e si racconta non sia abitudine chiudere la porta di casa quando si esce perché c’è sempre la Parona” a vigilare, quella del Santuario, ovvero la Madonna dell’Apparizione, legata ad un fatto del 1716, la cui immagine la si trova un po’ ovunque in tutta l’isola. Si racconta che il 4 agosto 1716 la Madonna sarebbe apparsa ad un ragazzino, certo Natalino Scarpa dei Muti, predicendogli la vittoria dei cristiani sui turchi.

Se vi capita di trovarvi in loco in occasione di questa festa, (tra il 27 luglio e il 4 agosto), potrete assistere alla famosa regata di Pellestrina ed immergervi nella tradizione tra balli popolari, manifestazioni culturali e gustare le specialità gastronomiche locali nei chioschi.

E’ un luogo verace, dove regna il silenzio, con le sue spiagge libere e selvagge, sembra di trovarsi protagonisti di un quadro dai colori pastello.

Pellestrina con le sue calli, i campielli e i sestieri è una versione in miniatura di Venezia, un mondo a sé ove si vive ancora secondo le tradizioni di un tempo, ove i ritmi sono lenti, ove c’è il rito delle “ciacole dove non è raro vedere le signore sedute sulla porta a chiacchierare e i pescatori al rientro da una giornata in mare ritrovarsi nei bar.
Qui si vive di pesca, della coltivazione degli orti e della lavorazione del merletto che si racconta risalire alla metà del quindicesimo secolo. Le donne ancora oggi ricamano i pizzi, arte tramandata di madre in figlia. Tipica è la lavorazione “a fuselli” che si realizza intrecciando fili di cotone che si svolgono da particolari rocchetti, detti appunto fuselli, sopra un cuscino chiamato tombolo.

Passeggiando alla scoperta del posto, dagli usci delle case sempre aperti arrivano le voci delle signore e “i profumi del mare” perché qui si usa cucinare il pesce sulla porta di casa.

Se cercate un po’ di relax, se cercate tranquillità, se cercate spiagge libere e selvagge, Pellestrina è il posto che fa per voi. E dopo una bella passeggiata a piedi o in bici, potete concludere la vostra giornata nei ristorantini e nelle osterie che offrono i “cicheti” della laguna e le prelibatezze a base di pesce, dalle schie ai gamberetti, dalla cozze alle cappesante, dai fritti  alle grigliate, accompagnate dalle verdure coltivate negli orti, da degustare con lo sguardo verso la laguna.

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Autrice: Chiara Franzon

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