Il giro dell’Iran in dieci giorni!

I viaggi più straordinari sono quelli in cui prendi un aereo senza alcuna aspettativa e lasci carta bianca alla tua destinazione per farti sorprendere. Quando sono partita per l’Iran, la mia unica aspettativa era, stupidamente, la morte. Nell’immaginario collettivo l’Iran è una terra pericolosa, distrutta dalla guerra, invasa dagli estremisti. E l’atterraggio non è stato dei migliori: quando l’aereo si posa in terra iraniana, uno speaker invita tutte le donne a coprirsi la testa con un velo, l’hijab. Perché sì, la Shari’a, la legge islamica, vieta alla donna di mostrarsi in pubblico con la testa scoperta e questo vale per tutte le donne, non solo quelle islamiche. Si dice: “Paese che vai, usanze che trovi”, ma questa, di usanza, mi sembrava abbastanza barbarica. Dopo le prime ore, in cui mi sono sentita straordinariamente orientale, avrei voluto bruciare quel velo e sentire il sole sul capo, ma dato che la conseguenza sarebbe stato un carcere iraniano finché un ambasciatore italiano non fosse riuscito a tirarmi fuori, ho deciso di soprassedere.

Ora che vi ho terrorizzato abbastanza, vi voglio dire che l’obbligo di tenere il velo ovunque, anche nelle hall di alberghi dalla struttura occidentale, è stato l’unico sentore di pericolo per tutto il viaggio. Al di fuori dalla Shari’a, il popolo iraniano è il più ospitale che abbia mai conosciuto. Disabituati come sono ai turisti, capita spesso di essere trascinati in foto di gruppo da bambini in giro per strada, ma anche da adulti. È capitato che una scolaresca ci regalasse orecchini, che una mamma impazzisse per i miei occhi chiari.

L’Iran è parecchio grande, tanto che per girarlo avevamo un piccolo pulmino da otto posti. Sono atterrata a Teheran che, pur essendo la capitale, o forse proprio perché è la capitale, è la città meno iraniana di tutte. Nei quartieri più altolocati, il velo di cui parlavo prima si limita ad essere un fazzoletto posato sui capelli e le strade non hanno niente da invidiare alle più grandi metropoli europee. La differenza con la parte sud della città, ben più povera, è fulminante, ma una volta entranti nel grande bazar in Khordad Avenue, tutto diventa “caratteristico”. Se quello che cercate sono i grandi fasti del passato, la vostra meta principale deve essere necessariamente il Palazzo Golestan, se invece volete immergervi nella storia contemporanea, vi consiglio una fermata alla Torre Azadi, dove si accese la miccia rivoluzionaria del 1979.

Da Teheran, un aereo interno vi porterà al centro dal Paese, a Yazd. Qui il clima cambia di parecchio, e non solo per la vicinanza al deserto (che comunque si fa sentire): nei paesi più piccoli e meno occidentalizzati, una donna che cammina da sola per strada viene guardata con sospetto. Figure completamente nere, ben lontane dal leggero hijab che vedevo in giro per Teheran, sgusciano come fantasmi senza volto, del tutto nascoste alla vista altrui. Al Giardino Dolat Abad ho scoperto l’importanza della simmetria: per la cultura islamica tutto è simmetrico, tutto equilibrato, persino il cibo che si mangia. La tradizione infatti consiglia di abbinare sempre alimenti caldi ad alimenti freddi, o quanto meno neutri, per non stare male. E non si parla di temperatura, ma di anima: così, chi mangia yogurt e pesce, mischia freddo con freddo, e fa peccato.

Tra Yazd e Shiraz si nasconde un patrimonio straordinario che sicuramente avete sentito nominare: Persepoli. Una delle cinque capitali del mondo antico, insieme a Susa o Babilonia. Il sito archeologico è immenso, e oltre alle rovine di una grande città, ospita anche le tombe dei grandi re del passato, Dario e Serse e Artaserse. Accanto alle monumentali rovine di un monumentale impero, la visita a Persepoli è curiosa anche perché, data la scarsità di turismo, il sito è praticamente vuoto. E camminare tra colonne del 500 avanti Cristo senza nessun uomo tra i paraggi è quasi come viaggiare nel tempo.

Se siete arrivati a Persepoli vi consiglio di sopportare un’oretta in più di macchina e raggiungere Pasaragadae, una piccola vallata al cui centro sorge la tomba di uno dei più grandi (in tutti i sensi) personaggi della storia universale: Ciro il Grande.

A Shiraz, restate almeno due giorni. Un po’ perché è considerata la culla della cultura persiana, un po’ perché ha un’aria da “mille e una notte” che lascia incantati. Chiedete consiglio ai locali sull’orario in cui andare a visitare la Moschea di Nasir ol-Molk, perché in una certa ora del giorno, che varia a seconda delle stagioni, il sole filtra tra le vetrate dando vita a un gioco di luci ipnotico e quasi caleidoscopico. Al mausoleo di Shah Cheragh una tv locale mi ha intervistata, tanto è diminuito il turismo in questa regione. E se avete voglia di una cena sfiziosa, vi consiglio il Shapoori House, che oltre a servire ottimo cibo ha una location d’eccellenza.

Ultima tappa del mio viaggio in Iran è stata Eṣfahān, la città dagli undici ponti. Viene chiamata la metà del mondo per l’enorme splendore che aveva durante il regno persiano, ma oggi non è da meno. È una città sfavillante, segnata dal fiume e dagli undici ponti che permettono di attraversarlo. Tappa fondamentale è Piazza Imam, una delle piazze più grandi del mondo, circondata da moschee e musei. Perdeteci tempo, visitate la moschea di Sheikh Lotfollah e il palazzo degli Otto Paradisi, ma soprattutto tornateci: a seconda del momento della giornata, piazza Imam è popolata da turisti, religiosi, famiglie, giovani. Un po’ un parco, un po’ un luogo di culto, un po’ un raduno per la popolazione del luogo. E a notte fonda si svuota, lasciandovi senza fiato.

L’Iran non è una meta scontata. Non è abituale, non è sponsorizzata. Eppure io un viaggio più bello fatico a immaginarlo. Quindi vi consiglio, vi invito, vi prego: abbandonate i pregiudizi, abbiate coraggio e conoscete il mondo, quello diverso dal nostro, quello che non immaginate neanche. Perché potrebbe nascondere posti, persone e verità che al sicuro nella propria casa sono impossibili da immaginare.
(Articolo disponibile anche qui:  www.vongolainviaggio.it)

Autrice: Elena Abbagnano
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