Venezia, una magia sull’acqua

“La laguna è opera antica della natura. Dapprima la marea, il riflusso e la terra in azione reciproca, quindi il progressivo abbassamento delle acque preistoriche fecero si che all’estremità superiore dell’Adriatico si formasse una considerevole zona paludosa, che, dopo essere stata sommersa dall’alta marea, venne parzialmente lasciata libera dal riflusso. L’arte umana si impadronì dei punti più eminenti, e così nacque Venezia, collegando in sé cento isole, circondata da cento altre” (J. W. Goethe).

La cosa più bella è “andarsene” per Venezia, per calli e campielli, ed il dolce e lento vagar senza meta regala sempre scoperte e sorprese straordinarie.

Trovo sempre una certa poesia nel passeggiare tra campi e campielli, perdendomi nell’intrico di calli, sottoportici, ponti, canali e canaletti che costituiscono l’essenza ed il fulcro della bellezza di questa città. Passeggiare a Venezia è come immergersi in un racconto ricco di misteri che accompagnano e guidano alla scoperta della sua storia unica, un miscuglio di verità e leggenda.

E così tra angoli nascosti è un continuo stupirsi e meravigliarsi davanti ai suoi simboli che evocano il passato di una città dove fare il pieno di bellezza.


Pensando a Venezia, uno si immagina subito di trovarsi in Piazza San Marco, l’unica piazza, tutte le altre, infatti, conservano il nome di “campo” e  “campiello”.

Sembra di essere in un dipinto tra la magnificenza della basilica di San Marco dedicata all’evangelista, patrono della città, la piazzetta con il Palazzo Ducale che si affaccia sul molo del bacino di San Marco, le cui due colonne di granito, con sopra il leone e San Teodoro in stile bizantino, ci ricordano che Venezia fin dalla sua nascita è stata legata a Bisanzio e alla sua cultura, di cui, potremmo dire, è figlia.

Piazza San Marco è anche la sede del Florian, il primo caffè in Italia aperto nel 1720. Un locale lussuosamente arredato con lo stile del XVIII secolo e un pezzo di storia del nostro paese.

Altro simbolo, che crea un legame tra storia e leggenda, vicino a Piazza San Marco è il Ponte dei Sospiri, che collega il Palazzo Ducale con le prigioni. Era da lì che i condannati strappavano un ultimo sguardo alla città prima di essere incarcerati e “sospiravano”.

E qui si trovano i Piombi, le prigioni sotterranee del Palazzo Ducale, da dove il celeberrimo Giacomo Casanova riuscì ad evadere nel 1756 salendo sul tetto.

Continuando a passeggiare ed esplorare angoli inconsueti, mi ritrovo nella zona di Rialto, immersa nel mercato storico tra profumi, colori, chiacchiere, tradizioni e vita autentica con il famoso ponte ricostruito nel Cinquecento, dove fermarsi in cima ad ammirare la città.

Venezia è famosa e ricca di arte, storia, luoghi di culto, di monumenti di straordinaria bellezza ma ciò che rende unica e particolare questa città sono i suoi palazzi e i suoi edifici, costruiti sull’acqua, che si riflettono sui canali come uno specchio a cui si affidano senza timore. Ogni volta mi meraviglio e rimango affascinata davanti alle facciate dei palazzi che sembrano pizzi e ricami e che da secoli ormai sembrano “danzare” sulle acque della città.

Mi domando come possano resistere dopo secoli e secoli, che al primo veder sembrano così fragili a confronto della forza dell’acqua e alla precarietà di un terreno così poco adatto alle costruzioni con criteri tradizionali. Sicuramente non è cosa da poco. Il terreno infatti presenta strati molto diversi tra loro e quelli più superficiali non erano certamente adatti a “portare” i pesi delle fondazioni degli edifici, perché presentavano un comportamento cedevole.


Le fondazioni degli edifici seguono quindi uno schema a fondazione indiretta. La zona da edificare è stata solidificata e resa resistente mediante l’utilizzo di pali di legno conficcati nel terreno fino a raggiungere lo strato di caranto (strato compatto di argilla e sabbia). Questi pali venivano piantati in modo da essere allineati lungo tutta la zona dove sarebbero sorti i muri dell’edificio. A contatto con l’acqua della laguna rimane quindi solo uno strato di pietra e non i pali di legno, che sono invece conficcati nel terreno. Questi, a contatto con l’umidità, non marciscono, ma subiscono un processo di mineralizzazione che ne accresce la resistenza.

Ed è tra queste “fondamenta” che si racchiude tutta la magia, la forza e la fragilità, il mistero, la poesia ed il fascino che da secoli sono conservati nelle acque veneziane. E’ per questo motivo che si dice che la città di Venezia galleggia.

Quando penso a Venezia, mi piace immaginarla in una continua e leggera danza a tempo dell’acqua.

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Autrice: Chiara Franzon

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