Lisbona, romanticismo decadente

Lisbona è la città della luce o per meglio dire delle luci e dei colori come scriveva F. Pessoa ne “ll libro dell’inquietudine”: non ci sono fiori per me che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole.

Lisbona è la città degli azulejos, dei miradouros, del fado, della saudade, del fiume Tago.

Lisbona è vitale, animata accattivante e nostalgica, romantica e decadente come il suo fado – il canto popolato di amanti gelosi, mariti dispersi per mare, marinai mai ritornati, di affetti perduti – e della saudade, che non è solo tristezza, malinconia, nostalgia, ma un po’ di tutto questo e si avverte si sente, si respira e identifica Lisbona stessa.

La città adagiata sui sette colli e attraversata dal fiume Tago – Tejo come lo chiamano i portoghesi – invita a passeggiare e perdersi tra le sue antiche e strette stradine e viuzze dei suoi tanti e tanto diversi e contrastanti quartieri, facendosi catturare dagli azulejos, le maioliche monocolore o variopinte lucide, opache sfaccettate e di cui sono ricoperti i palazzi.

Ci si ritrova immersi in una città, che fu di esploratori, marinai, conquistatori, in un intreccio di tante e diverse culture di popoli – dai fenici ai romani, dai mori agli iberici – che hanno lasciato un segno.

E’ bello passeggiare per le vie pedonali della Baixa, il cuore della città, che si presenta come una grande scacchiera, un intreccio di strade pedonali – calcadas – fatte di ciottoli e pavimentazioni a blocchetti bianchi e neri che ricordano quelli delle terme romane, costeggiate da bar, negozi e ristoranti, tra edifici di architettura neoclassica.

Attraversata Rua Augusta e superato l’arco, si apre la Praça do Comércio la piazza affacciata sul fiume Tago il posto ideale per fermarsi su una panchina per fazer hora e respirare il profumo e lo spirito decadente che aleggia, immergendosi nella malinconia (la saudade) che avvolge tutta la città.

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Lisbona è un continuo susseguirsi di salite e discese, di scalinate e vicoletti, da scoprire a bordo degli storici tram, il cui scampanellio si sente da lontano e sentirsi Bruno Ganz nel film “Dans la ville blanche”, o salendo in uno dei tanti elevadores per raggiungere i miradouros e ammirare le diverse dimensioni e i contrasti di questa città che ti avvolge e ti abbraccia.

Un’esperienza suggestiva la offre l’elevador de Santa Justa o do Carmo

quando arrivati in cima si apre la zona della Baixa e dalla terrazza si fa il pieno del cromatismo di Lisbona, del celeste del cielo, del rosso mattone delle tegole e dell’azzurro del fiume Tago e lo sguardo spazia, quasi a perdersi, fino all’ Igreja do Carmo.

Nel continuo sali e scendi tra scalinate e vicoletti – escadinhas e bicos – ci si trova davanti ai miradouros che regalano panorami sui sette colli lisbonesi.

Con l’ Elevador da Gloria, la funicolare che sale fino alla collina, dove si sviluppa il Bairro Alto, si scende al miradouro de Sao Pedro de Alcantara con vista meravigliosa sull’Alfama, la Graca, il Castello di Sao George e la cattedrale del Sé.

Il Bairro Alto (prima quartiere esclusivo dell’élite lisboeta) è la zona dove si scorgono i segni dell’aristocrazia e dello spirito creativo degli artisti squattrinati, delle librerie, dei ristoranti, dei negozi di antiquariato.

A fianco, quasi in contrasto, sulla stessa collina, si sviluppa l’elegante quartiere del Chiado, il quartiere letterario di Pessoa, con negozi eleganti, librerie, teatri, ristoranti e cafè luminosi dove prendere un caffè nel più antico “A Brasileiera do Chiado”, ricco di specchi e luci e dove si racconta Pessoa passasse il tempo a leggere e scrivere alcune pagine di “Lisboa”, la sua guida sulla città.

Lisbona si scopre infilandosi tra le stradine e i suoi vicoletti nelle zone più nascoste che offrono una immagine meravigliosa e misteriosa e dove si assapora e si respira la sua anima.

L’Alfama il quartiere più antico, riassume un po’ tutto questo.

A bordo del leggendario tram n. 28 è impagabile la scoperta dei vicoli dei cortili, delle terrazze, di questo quartiere il più nostalgico e malinconico.

Seduti sul tram, pronti ad affrontare la pendenza di vicoli e vicoletti, tra case serrate le une alle altre che sembrano abbracciarsi, tra angustie vie e stradine dove perdere lo sguardo sulle porte delle case e sulle persone che escono, si va alla scoperta dell’anima del quartiere delle case del fado, quello che più impersona il saudismo lisboeta.

Case color pastello, balconcini di ferro con i panni stesi, strade tortuose e vecchiette sedute alla porta, vicoli tanto stretti che allungando il braccio si arriva a toccare le pareti degli edifici, una vera e propria esperienza di vita lisboeta.

In fondo a vicoli, scalinate, vie e viuzze lastricate ci si ritrova davanti a viste meravigliose, come il panorama dal Miradouro de Santa Luzia dove, nella terrazza lastricata di azulejos, sembra di essere in un quadro tra macchie di colore, tra il bianco delle pareti della chiesa e il blu del Tago.

Scendendo poi a piedi, non può mancare una pausa in una taverna e, con un bicchiere di vino, ascoltando il Fado di sottofondo ci si ritrova immersi nella saudade, quella malinconia che un po’ si porta anche a casa.

Lisbona, città dalla bellezza misteriosa, ha un fascino tutto particolare. Sarà per la sua decadenza tanto decantata, per il Fado con le sue melanconiche melodie, saranno i colori del cielo, degli edifici e i suoi azulejos sarà quella nostalgica decadenza, saranno i mille contrasti che la distinguono e contraddistinguono, sarà per la sua anima autentica e vera.

Autrice: Chiara Franzon

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